“Famiglie in movimento”

              

                                                    Report dal Convegno - 7 febbraio 2020   

Relatori: Giovanna Badalassi, esperta in analisi economiche e sociali; Luisa Stagi, sociologa; Elena Fiorini, avvocata; Paola Setti, scrittrice; Federico Ghiglione, scrittore

Famiglia: piccola comunità di persone che vive sotto lo stesso tetto, condividendo i beni  e le relazioni umane. Una  modalità di vita antichissima, al pari del matrimonio. I due concetti comunque non appartengono a due insiemi esattamente sovrapponibili: se tutte le persone all’interno di un matrimonio formano una famiglia, non è vero il contrario.

Ci sono infatti molte famiglie nelle quali i componenti non hanno una relazione di carattere matrimoniale tradizionale: pensiamo alle famiglie mono/genitoriali, ai fratelli che convivono, alle famiglie arcobaleno, ai conviventi per qualsiasi altro motivo (sentimentale, di amicizia, ecc).

Il matrimonio, etimologicamente è il “compito della madre”, al pari del concetto del patrimonio che etimologicamente è il “compito del padre”. Si trovano  i primi riferimenti al matrimonio nel codice di Hammurabi del 1700 a.c. Nell’antichità  il carattere economico prevaleva sui sentimenti, per cui l’assoluto carattere patriarcale della società imponeva matrimoni di interesse, combinati, riparatori, forzati, con la dote o la compravendita, nei quali molto spesso gli sposi si conoscevano a malapena. Le donne erano costantemente sottomesse al volere e alle decisioni degli uomini, ma il loro ruolo riproduttivo era assolutamente centrale sia per la trasmissione del patrimonio, per le famiglie più agiate, sia per la produzione di preziose braccia per il lavoro nelle campagne, per le famiglie più povere.

A partire dall’alba dei tempi, dunque, e fino alla fine del 1700, quando si è invece diffuso il concetto di matrimonio romantico, il matrimonio, e con esso la definizione di famiglia, è stato però molto diverso da quello che conosciamo oggi.

Fino a poco tempo fa, tuttavia, il modello economico, sociale e culturale ruotava intorno al paradigma Onore/Vergogna. [L. Stagi, sociologa]

Vi ricordate Franca Viola e il matrimonio riparatore che la diciassettenne Franca si rifiutò di accettare? Siamo nel 1966 (solo 54 anni fa), il codice penale, il famigerato Codice Rocco, diceva che se lo stupratore di una minorenne accondiscende a sposarla, è salvo l’onore della famiglia. Una violenza legalizzata che salva l’onore della famiglia. Non della donna, ma della famiglia. Bisognerà arrivare al 1981 perché questa legge venga abrogata.

La storia del matrimonio vede questa istituzione cambiare anche sotto il profilo dell’inquadramento giuridico.

Per circa un migliaio di anni il matrimonio è stato considerato dalla Chiesa un patto privato benedetto da un sacerdote.

-- Solo nel 1215 è stato regolamentato negli aspetti giuridici e liturgici durante il IV Concilio Lateranense

-- Nel 1439 durante il Concilio di Firenze è diventato uno dei 7 sacramenti

-- Il matrimonio civile è stato invece introdotto in Italia solo nel 1866,  la separazione e il divorzio  nel 1970.

In tutti questi secoli il matrimonio e con esso la famiglia è quindi molto cambiato. [inquadramento storico e dati statistici dall’intervento di G. Badalassi]

I cambiamenti economici hanno avuto un grande impatto nell’evoluzione della famiglia e nelle scelte riproduttive. Oggi  un’economia globalizzata e precaria nel lavoro presuppone una famiglia più leggera e pronta alla costruzione ed alla disgregazione dei legami: ”l’ipercapitalismo” propone  una visione della società dove il singolo individuo prevale sulla dimensione sociale e comunitaria, anche la più piccola, quale può essere quella familiare.

Il matrimonio infatti è un’istituzione che in Italia sta conoscendo una forte crisi. Il matrimonio tradizionale, oggi, non è più quel pilastro familiare e sociale che era una volta, ma rappresenta solo uno dei diversi tipi di legami che si possono trovare nelle famiglie.

 

Fonte: Istat Annuario Statistico Italiano 2019

-- Famiglie uni-personali: 33% in Italia ; 40,9%  in Liguria

-- Famiglie formate da coppia con figli: 33,2% in Italia; 23,8% in Liguria,                quindi  la famiglia “tradizionale” corrisponde  più o meno a un terzo di tutte le   famiglie

-- Famiglie uni-genitoriali: (mamma con figli)  8,1%;  (padre con figli)  1,8%

-- Famiglie di coppie senza figli: 20% in Italia; 22,6% in Liguria

-- Altre famiglie: 2,2% in Italia; 2,4% in Liguria

 “Dottoressa torni come prima  (quando lavorava come un uomo)  e nessuno toccherà il suo posto”

Dal 2011 al 2017 le donne che hanno lasciato il posto di lavoro sono 165.562, principalmente “per incompatibilità tra l’occupazione lavorativa e la cura della prole” dice l’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Secondo gli ultimi dati pubblicati a dicembre 2018, riferiti al 2017, su 39.738 dimissioni registrate, tre su quattro hanno riguardato le mamme lavoratrici, cioè il 77% del totale, di cui una su quattro in Lombardia.

14 maggio 2019 - Dichiarazione delle Consigliere Nazionali di Parità in merito alla condizione di lavoratrice madre: Quest'anno, la motivazione più segnalata è stata la mancanza di sostegno familiare, seguita dall'elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato e il suo mancato accoglimento al nido.

A fronte di questi dati  provenienti sia dall’ISTAT  sia dalle Istituzioni, è possibile                                      

Conciliare maternità e lavoro?

1.     Tante mamme lavoratrici sono “costrette” a lasciare il lavoro per occuparsi dei figli.

2.     Tante donne  non se lo sono potuto domandare  se avrebbero voluto un figlio perché non erano nelle condizioni economiche per farlo, oppure avevano firmato un foglio di dimissioni in bianco al momento dell’assunzione.

3.     Tante mamme non hanno lasciato il lavoro e si sono ritrovate a camminare su un filo fatto di corse, ansia, orari, tate, nonni, zii senza un minuto di tempo libero mai.

[ P. Setti, Non è un paese per mamme ]

 I numeri si commentano da soli eppure nell’immaginario sociale, spesso fatto proprio dalle donne, si è fatto strada il mito della superdonna, supermamma e superlavoratrice, cioè il modello della “Maternità intensiva” secondo il quale le mamme  devono riuscire a soddisfare tutte le richieste dei figli: accompagnarli ovunque, fare la torta in casa, organizzare grandi feste di compleanno, seguirli nei compiti … in una società che ancora oggi è costruita a misura di maschio, compreso il mondo del lavoro. [dall’intervento di L. Stagi sociologa]

E i papà?  

Anche il mondo dei padri è in movimento. Tanti giovani padri si accostano con più intensità all’universo emotivo della paternità, desiderosi di viverla come ruolo attivo. E’ necessario ripensare a una cultura della paternità che chiarisca e valorizzi il ruolo educativo dei nuovi padri (non “mammo”, ma papà) nell’interazione con la figura materna. Questo significa far emergere le differenze dei linguaggi relazionali dei genitori e arricchire l’esperienza emotiva e affettiva dei figli. [F. Ghiglione, I papà spiegati alle mamme]

Proposte e riforme legislative nell’ambito del diritto di famiglia

[avvocata Elena Fiorini]

 

Abbiamo ritenuto opportuno chiedere all’avvocata Fiorini di fare lei stessa una sintesi degli aspetti giuridici e legislativi riguardanti il diritto di famiglia che sono stati il tema della sua relazione. Questa scelta è stata motivata dal fatto che quando si parla di famiglie si fa riferimento soprattutto agli aspetti culturali, sociali ed economici, lasciando sullo sfondo le intricate norme legislative, che per essere raccontate richiedono un linguaggio specifico.

 

Proposte e riforme legislative nell’ambito del diritto di famiglia dovrebbero abbandonare impostazioni ideologiche. Tali proposte dovrebbero partire da:

·         presa d’atto dell’odierna varietà dei modelli familiari rispetto alla famiglia tradizionale;

·         alta precarietà delle relazioni di coppia;

·          profondi mutamenti culturali in tema di filiazione, anche ma non solo, connessi ai cambiamenti introdotti dalla procreazione medicalmente assistita e dalla necessità di affrontare le criticità delle attuali norme, riscontrate nella prassi.

 

Il matrimonio, ad esempio, da quarant’anni  non è più un istituto indissolubile.

·         Questo comporta che, nella vita dei singoli, possano susseguirsi e comunque coesistere diversi nuclei e legami familiari, elemento che il diritto italiano non prende neppure in considerazione sia per quanto attiene la disciplina delle famiglie ricostituite, sia per quanto riguarda il diritto successorio.

 

Le pratiche di filiazione:

·         un tempo limitate alle tecniche naturali e, in termini ridotti, all’adozione, vedono oggi un’aumentata considerazione e sensibilità nei confronti del genitore sociale;

·         oltre alle adozioni e agli affidamenti, la legge n.40/2004 , così come emendata dalla Corte Costituzionale, stabilisce che siano genitori, fin dal momento di richiesta di pma, la coppia che l’ha richiesta, pur senza alcun legame biologico (eterologa), facendo retrocedere la genitorialità al momento del concepimento;

·         questo questo vale per le coppie eterosessuali, mentre il legislatore continua a non affrontare il tema della filiazione all’interno delle coppie dello stesso sesso  ed, oltretutto, in un contesto normativo europeo che la autorizza e la disciplina.

 

Altra questione sulla quale manca una riflessione complessiva e un intervento normativo è il cognome dei figli:

·         la Corte Costituzionale ha riconosciuto, a determinate condizioni, la possibilità che ai figli sia attribuito il cognome materno ovvero “anche” il cognome materno, ma il legislatore non pare avere preso in considerazione questa evoluzione, legata al mutato ruolo sociale della donna.

 

Ed infine  i tanti malfunzionamenti delle norme in materia di diritto di famiglia hanno lasciato spazio a proposte reazionarie e di nostalgica ed anacronistica riproposizione di matrimoni indissolubili o comunque difficilmente terminabili:

·         a  titolo di esempio si pensi alla difficoltà di dare effettività al diritto alla bigenitorialità del genitore non affidatario;

·         ma anche alla difficoltà di disciplinare con equilibrio la ripartizione del mantenimento dei figli in periodo di crisi economica;

·         oltre che alla necessità di rendere davvero possibile una coazione a fronte di chi dolosamente si sottragga al mantenimento dei figli.

 

Sarebbe da auspicarsi, quindi, una proposta seria e motivata di innovazione e modifica normativa in tema di diritto di famiglia, in linea con quanto esposto.

 

Grazie alle relatric*, il convegno ha impostato il tema dell’universo familiare ai giorni nostri, ripulito dalle voci riduttive, cariche di odio e falsità, avverse alle donne, il cui focus è la negazione della realtà e la riproposta di modelli superati nella realtà.

L’evoluzione economica,  i comportamenti sociali  e il loro contesto, le aspettative individuali si muovono e cambiano ed hanno quindi bisogno di proposte pubbliche ad esse coerenti e di aggiustamenti privati.

L’UDI promuove da 75 anni l’autodeterminazione femminile in tutti gli ambiti di vita, cioè la possibilità da parte delle donne di muoversi nel mondo autonomamente e consapevolmente e, dunque, liberamente, come qualsiasi essere umano detentore di diritti inderogabili.
Riteniamo importante adeguare risposte mirate sia alla prevenzione di situazioni di disagio e violente, sia all’accompagnamento con sostegni alla maternità, alla paternità, al benessere delle coppie, tenendo conto dei  dati di realtà e dei bisogni derivanti.

Auspichiamo un intervento governativo per un “Testo Unico” dei provvedimenti a favore delle famiglie, dando sistematicità agli interventi che si sono succeduti negli ultimi anni, connotati soprattutto da “bonus”  e non da impegni di spesa, ad esempio, per mantenere e potenziare gli asili nido e servizi flessibili in relazione ai tipi di lavoro praticati dai genitori. Auspichiamo un rinnovato interesse per interventi che rafforzino e accrescano i servizi pubblici educativi e quelli rivolti alle persone anziane.

L’Europa ha individuato nei servizi alla persona e alla famiglia (SPF) un settore economico strategico già nel 1993:  sebbene  la finalità dei servizi assistenziali sia sociale, questi ultimi rappresentano un bacino di occupazione.

“Fra il 2010 e 2030, il numero dei cittadini europei di età compresa fra i 65 e 79 anni aumenterà del 36%, mentre quelli di età pari o superiore agli ottant'anni aumenteranno del 57%: dati importanti per la creazione di nuovi posti di lavoro, con importanti effetti di ritorno per i Governi: creazione di posti di lavoro (specialmente per le donne), contrasto all'economia sommersa, attraggono e trattengono le donne sul mercato del lavoro, facilitano la crescita della popolazione riducendo lo stress e le limitazioni legate all'assistenza dei bambini e, se più accessibili, potrebbero influire sulle decisioni delle coppie di pianificare una famiglia”.

(IMPACT Programma Progress 2013)

 

Genova, Marzo 2020

Proposte Udi

Il nostro Convegno ha affrontato il tema delle Famiglie impostando una riflessione sull’universo familiare così come si presenta nella realtà quotidiana, ripulito dalle voci riduttive e nostalgiche   il cui focus è la negazione dei cambiamenti in atto da qualche decennio e la riproposta di modelli ormai ampiamente relegati al passato.


                Sintetizziamo qui di seguito le nostre richieste alla politica, perché le famiglie  sono un elemento fondante per il sistema sociale. Le norme in ambito sociale, economico, culturale e giuridico devono dare attuazione concreta e ampia a questo assunto, da tutti riconosciuto sul piano teorico, ma molto, molto meno sul piano pratico.

La ministra Bonetti  ha dichiarato che è necessario costruire un quadro integrato di interventi. Noi   apprezziamo questi propositi che speriamo diventino un Testo Unico per  favorire le famiglie, ma anche per potenziare l’accesso al lavoro per le donne e dare la giusta importanza al lavoro di cura per gran parte sostenuto dalle donne stesse.

-         Quadro integrato di interventi

Unificazione e sistemazione organica degli interventi che si sono succeduti negli ultimi anni sotto forma di   “bonus” o altre  tipologie di interventi di supporto economico alle famiglie.

[Riconoscere il valore sociale della famiglia, significa anche riconoscere il valore sociale dei figli che sono il futuro della nostra società.]

·       Accesso economicamente sostenibile agli asili nido e flessibilità degli orari.

·       Norme che facilitino sia l’accesso al lavoro per le donne, sia il poterlo mantenere al momento della maternità.

·       Facilitare e potenziare il tele- lavoro.

·       Rendere possibile la flessibilità dell’orario di lavoro.

·       Fare emergere il grande valore economico del lavoro di cura, per la gran parte prestato dalle donne  (famiglia, figli, anziani).

·       Valorizzare il ruolo del padre estendendo il congedo di paternità.

 L’Europa ha individuato nei servizi alla persona e alla famiglia (SPF) un settore economico strategico già nel 1993, infatti sebbene la finalità dei servizi assistenziali sia sociale, questi rappresentano un bacino di occupazione. 

“Fra il 2010 e 2030, il numero dei cittadini europei di età compresa fra i 65 e 79 anni aumenterà del 36%, mentre quelli di età pari o superiore agli ottant'anni aumenteranno del 57%, dati importanti  per la creazione di nuovi posti di lavoro, con importanti effetti di ritorno per i Governi: creazione di posti di lavoro (specialmente per le donne), che attraggano e trattengano le donne sul mercato del lavoro, contrasto all'economia sommersa, sostegno  alla crescita della popolazione riducendo lo stress e le limitazioni legate all'assistenza dei bambini e, se più accessibili, potrebbero influire sulle decisioni delle coppie di pianificare una famiglia”. (IMPACT Programma Progress 2013)

-         Proposte e riforme legislative nell’ambito del diritto di famiglia

Abbiamo ritenuto opportuno chiedere all’avvocata Fiorini di fare lei stessa una sintesi degli aspetti giuridici e legislativi riguardanti il diritto di famiglia che sono stati il tema della sua relazione. Questa scelta è stata motivata dal fatto che quando si parla di famiglie si fa riferimento soprattutto agli aspetti culturali, sociali ed economici, lasciando sullo sfondo le intricate norme legislative, che per essere raccontate richiedono un linguaggio specifico.

Proposte e riforme legislative nell’ambito del diritto di famiglia dovrebbero abbandonare impostazioni ideologiche. Tali proposte dovrebbero partire da:  

·         presa d’atto dell’odierna varietà dei modelli familiari rispetto alla famiglia tradizionale;

·         alta precarietà delle relazioni di coppia;

·         profondi mutamenti culturali in tema di filiazione, anche ma non solo, connessi ai cambiamenti introdotti dalla procreazione medicalmente assistita e dalla necessità di affrontare le criticità delle attuali norme, riscontrate nella prassi.

 

Il matrimonio, ad esempio, da quarant’anni non è più un istituto indissolubile.

·         Questo comporta che, nella vita dei singoli, possano susseguirsi e comunque coesistere diversi nuclei e legami familiari, elemento che il diritto italiano non prende neppure in considerazione sia per quanto attiene la disciplina delle famiglie ricostituite, sia per quanto riguarda il diritto successorio.

 

Le pratiche di filiazione:

·         un tempo limitate alle tecniche naturali e, in termini ridotti, all’adozione, vedono oggi un’aumentata considerazione e sensibilità nei confronti del genitore sociale;

·         oltre alle adozioni e agli affidamenti, la legge n.40/2004, così come emendata dalla Corte Costituzionale, stabilisce che siano genitori, fin dal momento di richiesta di pma, la coppia che l’ha richiesta, pur senza alcun legame biologico (eterologa), facendo retrocedere la genitorialità al momento del concepimento.

·         questo vale per le coppie eterosessuali, mentre il legislatore continua a non affrontare il tema della filiazione all’interno delle coppie dello stesso sesso, ed, oltretutto, in un contesto normativo europeo che la autorizza e la disciplina.

 

Altra questione sulla quale manca una riflessione complessiva e un intervento normativo è il cognome dei figli:

·         la Corte Costituzionale ha riconosciuto, a determinate condizioni, la possibilità che ai figli sia attribuito il cognome materno ovvero “anche” il cognome materno, ma il legislatore non pare avere preso in considerazione questa evoluzione, legata al mutato ruolo sociale della donna.

 

Ed infine i tanti malfunzionamenti delle norme in materia di diritto di famiglia hanno lasciato spazio a proposte reazionarie e di nostalgica ed anacronistica riproposizione di matrimoni indissolubili o comunque difficilmente terminabili:

·         a  titolo di esempio si pensi alla difficoltà di dare effettività al diritto alla bi-genitorialità del genitore non affidatario;

·         ma anche alla difficoltà di disciplinare con equilibrio la ripartizione del mantenimento dei figli in periodo di crisi economica;

·         oltre che alla necessità di rendere davvero possibile una coazione a fronte di chi dolosamente si sottragga al mantenimento dei figli.

 

Sarebbe da auspicarsi, quindi, una proposta seria e motivata di innovazione e modifica normativa in tema di diritto di famiglia, in linea con quanto esposto.

 

 

Genova, marzo 2020