Donne in politica. Quali differenze     

     

Per cominciare, partiamo  da un dato storico, come premessa necessaria.

 

Siamo nel 2006, l’UDI lancia la campagna “50e50 … ovunque si decide”.

Nel novembre 2007 vengono presentate al Senato 120 mila firme, a calce di una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Norme di democrazia paritaria per le Assemblee elettive”  mirante a far sì che nelle liste per le candidature alle assemblee elettive ci sia un numero uguale di uomini e donne. E questa è solo l’ultima delle battaglie fatte dalle donne per la rappresentanza femminile nelle istituzioni.  

Noi tutte sappiamo però  che ancora oggi, a 12 anni di distanza, c’è uno scarto di non poco conto  tra l’applicazione formale e l’applicazione effettiva del principio dell’”alternanza di genere”  nella formazione delle liste e quindi nella rappresentanza politica delle donne.

Oggi vorremmo cominciare a confrontarci  sugli aspetti qualitativi con i quali agisce  la rappresentanza femminile nella politica e nelle istituzioni. Ci chiediamo se e come si concretizza uno sguardo femminile sui  diritti  faticosamente  conquistati e oggi   pesantemente sotto attacco.  

Facciamo solo alcuni esempi di questi diritti sotto attacco sui quali vorremmo percepire con più visibilità  azioni politiche caratterizzate da uno “sguardo femminile”:

  • svuotamento dei consultori come presidio sociale per le donne, la maternità, la famiglia, oggi trasformati  in presidio sanitario;
  • DDL Pillon, tentativo, neanche tanto nascosto, di esaltare l’unità della famiglia, qualunque prezzo si debba pagare soprattutto per le donne e per le situazioni più complesse e più fragili anche dal punto di vista economico;
  • Registro delle famiglie dove per famiglia si intende: un uomo e una donna regolarmente sposati e con figli.
  • centri antiviolenza sostenuti a gran voce, ma nei fatti costretti a lavorare con  risorse sempre più risicate;
  • … vogliamo parlare anche di donne e lavoro? Sembra quasi che molti dei problemi  economici e di Welfare si risolverebbero se le donne ritornassero a casa a fare figli, ad accudire mariti, figli, anziani e portatori di disabilità, come si sollecita da più parti.

Nelle ultime campagne elettorali o noi non lo abbiamo capito, oppure le condizioni del  50% della popolazione non vengono considerate un tema importante.

Eppure in Italia e nel resto del mondo le donne  tornano a mobilitarsi:    

Torino: 7 donne riescono a portare in piazza 40,000 donne e uomini;

Roma: donne organizzano una grande manifestazione per chiedere una maggiore cura della città;

Polonia: migliaia di donne, ma anche uomini, in piazza per difendere la legge sull’aborto legale. Le pesanti modifiche previste le avrebbe  riportate all’aborto clandestino;

Irlanda: è la grande mobilitazione delle donne che porta finalmente a una legge che, rendendo legale il diritto a una maternità consapevole, sana la piaga dell’aborto clandestino;

Israele: una lunghissima catena umana di donne israeliane e palestinesi chiede con forza la pace;

Kerala in India: una catena umana di donne e uomini, lunga centinaia di chilometri, protesta contro il divieto di accesso delle donne  nel tempio Indù di Sabarimala, nonostante la Corte suprema avesse messo al bando tale divieto

Greta Tunberg  una ragazza svedese di 15 anni  il 4 dicembre 2018  parla al vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, tenutosi a Katowice in Polonia.    Mi preme riportare  solo una frase che mi colpisce in modo particolare: “[….] Non siete abbastanza maturi da dire le cose come stanno. Lasciate persino questo fardello a noi bambini …”

Frase che vorrei commentare con un inciso: noi donne siamo la metà del genere umano, non ci sarà anche una qualche forma di nostra responsabilità  nel continuare ad agire come se fossimo una minoranza? Forse perché la parola “genere” tende ad essere interpretata come l’espressione di una minoranza lagnosa e rivendicativa?

Per tornare a noi.

Nel mese di ottobre abbiamo inviato a tutte le donne elette nei Municipi un questionario con tre domande che  chiedevano una riflessione personale  su eventuali differenze nel modo di fare politica delle donne, sulla specificità del rapporto diretto, di prossimità,  con il territorio e sul  senso del concetto di cura nell’azione politica:   Differenza, Prossimità, Cura.

 Riassumo in modo sintetico

                                                          DIFFERENZA

·         Il punto di vista delle donne è spesso diverso, procede attraverso meccanismi mentali   differenti, né migliori, né peggiori.

·         Approccio pratico,  ottimizzante, essenziale per i vari ruoli che esercita anche nella vita privata. predisposizione agli approfondimenti.

·         Guardare le problematiche nella loro interezza e complessità.

·         Capacità relazionali.

·         Stimola una modalità dialettica più rispettosa.

·         Troppo abituate ad avere modelli maschili di riferimento. Nessuna trasformazione. Presenza ancora troppo bassa per caratterizzare la propria azione politica.

                                                         PROSSIMITA’  

  • Particolare attenzione alla qualità della vita, a partire dai contesti più prossimi.
  • Nei territori si hanno più relazioni umane quindi  più facile trovare strategie per dare una risposta ai bisogni.
  • Ho privilegiato la collaborazione con le associazioni del territorio.  
  • Dipende dalle relazioni che si instaurano nei vari organismi e quanta attenzione si mette su alcune problematiche.      
  • Difficoltà ad “aggregarsi” fuori dagli schemi precostituiti.

 

 

                                                                 CURA

 Alessandra Leonardo (Bassa Val Bisagno)  “Chi decide di puntare tutto sulla propria umanità, sia esso uomo che donna, tende alla cura. Non dimentichiamoci però che tornando a casa i soccorritori trovano, quasi sempre, chi è pronto a rifocillarli, a pulire il fango degli stivali, a dare conforto a chi ha visto tra le macerie del ponte il pallone del bambino morto”.

Maria Luisa Centofanti (Municipio Sestri Ponente)  “Credo che proprio il concetto di cura sia la cartina al tornasole tra gli  stereotipi e la trasformazione”

… il concetto di cura è complesso da definire nelle sue varie sfaccettature, per  questo lascio a Giovanna Badalassi l’arduo compito di articolarne il senso e quindi il contesto.

 

Chiudo riportando una frase di Ada Colau, sindaca di Barcellona,  intervistata dalla rivista LEFT il 21 dic. 2018:

 “Questo è il secolo delle città e delle donne. Il femminismo è legato a doppio filo con il municipalismo perché propone cambiamenti che devono prodursi nell’ambito della vita. Il municipalismo è la chiave di svolta perché è dalla prossimità che si possono realizzare processi di cambiamento in base ad obbiettivi comuni.”

Per questo abbiamo scelto di riflettere prima di tutto con i/le rappresentanti degli enti pubblici più vicini alla cittadinanza perché questa è la strada dell’UDI dal 1945.

Chiediamo a chi sta nelle istituzioni di stringere patti e  legami con le associazioni perché la forza della democrazia è fare squadra.

 

   

Genova 31 gennaio 2019                                                                            Marilena Chirivì

 

 

Il Convegno si è svolto nella sala delle conferenze di Palazzo Tursi, messa a disposizione dal Comune che ha patrocinato l’iniziativa così come l’ANCI regionale e la Rete delle Consigliere di Parità della Regione Liguria.

Erano presenti numerose consigliere dei Municipi cittadini, alcune sono intervenute nel dibattito conclusivo, ma poiché i lavori sono iniziati con un ritardo di oltre 30 minuti, questo ha ridotto il tempo dedicato alla discussione .

Silvia Neonato ha svolto il ruolo di moderatrice. La ringraziamo poiché è subentrata alla giornalista della RAI TGR  M.Chiara Grandis, infortunata.  La giornalista ANSA, il giornalista del quotidiano online La Voce e la 27 Ora del Corriere della sera, hanno riportato i contenuti focus del convegno, le notizia e le interviste possono essere riviste su You Tube e sul sito della 27 Ora.

Elena Bruzzone, della Segreteria CGIL,  per l’impossibilità a partecipare,  ha inviato una sua nota, alcuni concetti sono stati ripresi nel corso del dibattito.

 

L’intervento dell’Assessore Arianna Viscogliosi ha messo in luce in chiave positiva e necessaria per consentire l’empowerment femminile nella politica .  Figure come il padre o il compagno ad esempio possono risultare fondamentali in termini di cultura e suddivisione dei compiti familiari per consentire l’accesso ed un efficace lavoro all’interno della politica.

 Il ruolo femminile nella politica è fondamentale e l’approccio, qualora non si scada nella tentazione di copiare i colleghi maschi, è diverso ed orientato alla cura: delle relazioni, delle persone, del territorio, la cura per i contenuti. La cura ed il pragmatismo nel ricercare concretamente  la soluzione  ai problemi.  Il suo essere donna si esprime anche nella capacità di mettersi in relazione aperta e attenta sia con i suoi collaboratori sia, nelle occasioni pubbliche, con le persone presenti. L’attività amministrativa di Assessore con delega al personale e alle Pari Opportunità  si è concretizzata con il coordinamento delle rappresentanti delle consigliere municipali e con alcune scelte mirate a consolidare il telelavoro e smartworking che può facilitare le attività di conciliazione di donne e uomini rispetto all’organizzazione familiare. Questi ed altri aspetti della sua attività politica possono, a giusto titolo, essere inclusi nel concetto di cura ed innovazione della cosa pubblica che mette al centro la persona.

 Giovanna Badalassi  ha esplorato i concetti di materno e paterno e di come questi  concetti,  storicamente, hanno percorso strade parallele per i generi. La nostra società ha  bisogno di integrare  gli indirizzi culturali che orientano le donne alla cura nell’ambito del privato o in quelle professioni  dove si ripropongono i modelli familiari (infermiere, maestre etc . caratteristici del contratto matrimoniale)  e assegnano agli uomini  ruoli di cura del patrimonio (banche, edifici , infrastrutture), esterni all’ambiente domestico. Regola alla base del contratto matrimoniale è la collaborazione e il supporto relazionale e materiale; regola del contratto patrimoniale è la competizione e la meritocrazia. Possiamo pensare a come il principio della cura possa arricchirsi di entrambi  questi aspetti  ed entrare  in tutti i settori della società.    Le donne in politica possono portare un valore e una prospettiva diversa in termini di priorità e modalità operative.  Nel convegno  si vuole evidenziale che la  diversità  può portare nell’azione  politica  un altro sguardo,  diverso e complementare, potenziando quindi la capacità di rendere più efficiente la ricerca della  risoluzione dei  problemi.

Mariacarla Sbolci Consigliera di Parità della Città Metropolitana, e Irene Mercuri  a nome della Consigliera P.O. Regionale hanno illustrato quali siano i compiti dell’ufficio della consigliera di Parità (Decreto Legislativo 23 maggio 2000, n. 196):

 le consigliere ed i consiglieri di parità, effettivi e supplenti, svolgono funzioni di promozione e controllo dell'attuazione dei principi di uguaglianza di opportunità e non discriminazione per donne e uomini nel lavoro ( legge 10 aprile 1991, n. 125) . Nell'esercizio delle funzioni loro attribuite, le consigliere ed i consiglieri di parità sono pubblici ufficiali ed hanno l'obbligo di segnalazione all'autorità' giudiziaria per i reati di cui vengono a conoscenza. Sono nominati, con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro per le pari opportunità .

Operano in Sedi ubicate rispettivamente presso le regioni e presso le province ( un esempio trasversale riguarda la partecipazione al Processo in cui la ex Presidente della Camera On.le Boldrini ha denunciato il molestatore su FB). Inoltre avendo stretti contatti con la cittadinanza, possono essere a conoscenza di casi di esclusione in ambito lavorativo e possono collaborare con le associazioni sindacali. Infine la Rete delle Consigliere e del Consigliere di Parità della nostra Regione è molto attiva e sta firmando vari Protocolli in merito al compito assegnato , in special modo riferiscono di un Accordo, con molte realtà datoriali, per contrastare le molestie dirette ed indirette in ambito lavorativo.

 

Francesca Torre del Movimento Federalista Europeo ha portato l’attenzione sui provvedimenti che l’Unione Europea ha messo in campo a favore della parità e come tre autorevoli donne siano state indispensabili allo sviluppo delle politiche di genere e della partecipazione democratica nei Paesi dell’Europa: la pacifista ed europeista   Ursula Hirschmann tra i firmatari del Manifesto di Ventotene, Simone Veil «prima donna presidente» del primo Parlamento eletto a suffragio universale, e Ada Rossi tra i fondatori del Movimento Federalista Europeo, che pubblicò clandestinamente parte dell'opuscolo scritto a Ventotene “Per un'Europa libera e unita”.

Alcune Consigliere hanno preso la parola raccontando la loro esperienza in settori diversi: dall’osservatorio delle attività economiche, alla difesa delle “Vespertine”,  all’attenzione alla salute delle donne, al riconoscimento della presenza delle donne straniere . Mara Carocci, ex parlamentare, ha ricordato come il lavoro congiunto pur tra donne esponenti di diversi partiti anche antagonisti ,abbia portato a leggi e provvedimenti favorevoli a tutte le donne.

 Il consenso ai temi che sono stati proposti e l’apprezzamento alla qualità degli interventi, ci impegna a continuare nella attività su cui l’UDI intende proseguire.                                                                        

Genova, febbraio 2019