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Maltrattamenti/Violenze

La violenza contro le donne è un fenomeno molto diffuso nella nostra società, una questione di cui si è cominciato a parlare apertamente da poco più di trent’anni. La conoscenza che di esso si ha, a livello sociale ed istituzionale, è molto scarsa e frammentata ed i pregiudizi su chi maltrattata e su chi viene maltrattata sono molto diffusi.

Il proliferare di stereotipi non aiuta certamente nell’identificare e circoscrivere chiaramente la violenza di genere; solamente attraverso il riconoscimento delle differenze si possono contrastare tali pregiudizi che originano diffidenza e paura. Circoscrivere e classificare questo fenomeno, per altro in continuo aumento, non appare lavoro facile poiché spesso esso non viene riconosciuto dalla società stessa: ”[…]I confini di che cosa costituisce violenza variano nel tempo e nello spazio in conformità dei cambiamenti di carattere culturale, economico e sociale che avvengono all’interno della società” (Casa delle donne di Bologna, a cura di, 1999: 13).

Oggi la soglia di tolleranza nei confronti delle violenze interpersonali sembra essersi abbassata e si considerano violenti ed inaccettabili comportamenti che un tempo non erano definiti come tali. Un esempio significativo è rappresentato dall’uso della violenza all’interno della famiglia da parte del partner che, fino a pochi anni fa, aveva il diritto, giuridicamente sancito, di usarla nei confronti della moglie e dei figli.

E’ comunque opportuno cercare di connotare e di definire chiaramente i termini per non correre il rischio di cadere in fraintendimenti o in parole dal significato ambiguo.

Secondo un gruppo di esperti che hanno lavorato per il Consiglio d’ Europa, quando si parla di violenza contro le donne è importante avere presente che:

  • La violenza contro le donne è una violenza di genere riconosciuta oggi dalla comunità internazionale come una violazione fondamentale dei diritti umani.
  • Alcune forme si trovano in molte culture (stupro, violenza domestica, incesto), altre sono specifiche di alcuni contesti (mutilazioni sessuali, omicidi a causa della dote, ecc.).
  •  Spesso la violenza agita contro le donne è una combinazione di diversi tipi di violenze: un esempio è rappresentato dalla violenza domestica dove intervengono generalmente violenza fisica, psicologica, sessuale, economica.
  • Violenze diverse possono essere tra loro connesse: la violenza contro le/i figlie/i, ad esempio, è spesso accompagnata da violenza domestica contro la madre.
  • La posizione degli uomini e delle donne rispetto a questo fenomeno non è equivalente: le donne figurano molto più spesso come vittime e gli uomini come responsabili.
  • La violenza può assumere forme diverse, accadere in molti contesti e relazioni (Council of Europe, 1997: 60).

La violenza alle donne deve essere considerata e analizzata all’interno del contesto storico, sociale e politico delle relazioni di genere e non essere vista come una semplice problematica individuale. Questo concetto è stato ribadito dalle diverse organizzazioni internazionali che si sono impegnate per restituire definizioni univoche e sistematiche di questo fenomeno.  

Parliamo, a questo proposito, della Dichiarazione delle Nazioni Unite secondo cui è da considerarsi violenza contro le donne: “Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata”. E ancora: “Per violenza di genere si considera una violenza nei confronti di una donna solo per il fatto di essere donna o una violenza inflitta in maniera sproporzionata alle donne”.

La conferenza mondiale ONU sulle donne ribadisce ulteriormente il concetto, definendo la violenza come: ”Manifestazione della storica differenza in termini di potere all’interno delle relazioni di genere, differenza che ha portato alla dominazione e alla discriminazione nei confronti delle donne da parte degli uomini e all’impossibilità di un completo sviluppo per le donne” (Commissione nazionale per le pari opportunità, 2002).

Il Rapporto Mondiale su violenza e salute dell’Organizzazione mondiale della sanità, presentato a Bruxelles il 3 Ottobre 2002, definisce il fenomeno della violenza come uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale e considera gli atti di violenza come un fenomeno complesso, legato a modelli di pensiero e comportamenti plasmati dalla nostra società: “[…]La violenza non è semplicemente riconducibile a problemi famigliari, scelte personali, sfaccettature della vita…è il risultato di complessi fattori causali che possono oltrepassare i confino nazionali”.

Il rapporto dell’ UNICEF riassume l’importanza delle iniziative fino ad ora citate ma, d’altro canto, sottolinea come vi sia ancora molta strada da compiere poiché: ”Quando la vessazione si verifica all’interno della casa, come molto spesso avviene, il crimine viene di fatto condonato grazie al silenzio e alla passività mostrata dallo Stato e dall’apparato di tutela dell’ordine. Il temine “violenza domestica” si riferisce qui alla violenza commessa contro le donne e le bambine da una persona intima della vittima, compreso il partner, e da altri membri del gruppo familiare; sia che la vessazione avvenga dentro oppure fuori dalle mura domestiche… Pur riconoscendo che vi sono altre forme di violenza da considerare” (Mehr Khan, 2000: 4).

In definitiva il termine “violenza” racchiude in sè un ventaglio molto amplio di opzioni da tenere in seria considerazione quando ci si occupa di donne maltrattate.

 

VIOLENZA FISICA

Comprende ogni forma di intimidazione o azione in cui venga esercitata una violenza fisica su un’altra persona. Sono compresi comportamenti quali:

  • spintoni, schiaffi, tirate di capelli
  • pugni,calci,testate,cadute provocate
  • colpire con oggetti
  • uso di armi da fuoco
  • uso di armi da taglio
  • strangolamento
  • altre forme di tentato omicidio
  • rinchiusa in casa/altre forme di sequestro
  • buttata fuori casa

Come si può notare, per violenza fisica non si intende solo un comportamento che provochi danni fisici, ma qualsiasi azione che possa ferire o spaventare: come atti intimidatori o minacce, che hanno lo scopo di tenere sotto controllo la donna.

 

VIOLENZA PSICOLOGICA

È sicuramente l’aspetto meno visibile e difficilmente identificabile della violenza ma, al tempo stesso, rappresenta una delle più potenti strategie di potere e di controllo che viene perpetrata nei confronti della donna. L’esperienza dei diversi Centri riconosce come questo tipo di violenza spesso accompagni la vera e propria violenza fisica o comunque la “prepari”, poiché la persona, totalmente svalorizzata, è indotta ad accettare qualsiasi comportamento maltrattante attuato nei suoi confronti.

Vaste sono le tipologie e le modalità con cui la violenza psicologica può manifestarsi:

  • tradimenti, menzogne, inganni
  • chiusura comunicativa persistente
  • rifiuto sistematico di svolgere lavoro domestico e/o educativo
  • controllo e gestione della vita quotidiana
  • limitazione della libertà personale e di movimento
  • aggressioni verbali, denigrazione, umiliazione
  • ricatti
  • sottrazione/danneggiamento volontario di oggetti o animali
  • pedinamenti, inseguimenti
  • persecuzioni telefoniche e/o scritte
  • rifiuto di lasciare la casa coniugale
  • minaccia di violenza a famigliari, parenti, amici, conoscenti
  • minaccia di sottrarre i/le figli/e
  • minaccia di violenza fisica/di morte
  • violenze su famigliari, parenti, amici, conoscenti
  • autolesionismo o minaccia di suicidio

VIOLENZA ECONOMICA

Quello della violenza economica è un fenomeno estremamente diffuso e rappresenta un’ulteriore strategia, messa in atto dal maltrattante, per esercitare pieno controllo sulla donna, privandola di qualunque mezzo materiale che la possa rendere indipendente.

Esclusa dall’amministrazione del patrimonio, la donna viene privata delle sue libertà principali e questo accresce il senso di dipendenza e asservimento nei confronti del maltrattante.

In questa categoria rientrano comportamenti quali:

  • privazione o controllo del salario
  • impedimento ricerca o mantenimento del lavoro
  • impegni economici/legali imposti o con inganno
  • abbandono economico
  • non pagamento dell'assegno di mantenimento

La maggior parte delle richieste che giungono ai Centri riguardano tale  violenza poiché le donne, prive di qualunque mezzo materiale, cercano innanzitutto di tutelarsi economicamente, facendo valere i loro diritti di donne e di madri. Una solida base economica è il primo passo per il raggiungimento dell’indipendenza: roccaforte per combattere e reagire ad eventuali violenze di differente natura.

 

VIOLENZA SESSUALE

Si parla di violenza sessuale per indicare ogni imposizione di pratiche sessuali non desiderate. È’ opinione diffusa che questo tipo di violenza avvenga al di fuori delle mura domestiche, in realtà i risultati di un indagine Istat (crf Sabbadini  in Rapporto Istat, 1998, Indagine sulla sicurezza dei cittadini) mostrano come il profilo delle molestie fisiche sia diametralmente opposto a quello delle violenze sessuali

(tab. 1)

 

 

Molestie

 Fisiche

Tentate violenze sessuali

Violenze sessuali

 

Autore della violenza

Amico

Estraneo

Conoscente di vista

Partner, ex partner

Familiare

Persona conosciuta bene

Collega o datore di lavoro

Altro

Non risponde

 

 

6,6

66,8

12,2

0,3

3,1

-

6,9

3,4

0,7

 

 

25,1

22,6

18,5

6,9

5,98

4,6

8,5

6,7

2,7

 

 

21,4

18,1

19,5

4,3

21,2

4,6

4,1

5,2

3,2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 1- Donne da 14 a 59 anni che hanno subito molestie fisiche, tentate violenze e violenze sessuali per autore del fatto (per 100 donne che hanno subito molestie fisiche o violenze o tentate violenze sessuali)

Da: Istat, Indagine sulla sicurezza dei cittadini 1997-1998

 

Nel primo caso gli autori sono prevalentemente estranei (66% dei casi) seguiti da conoscenti (12%), colleghi o datori di lavoro (6,9%) ed amici (6,6%). Per le violenze sessuali, si evidenzia una situazione differente: “solo” il 22% dei tentati stupri e il 18% degli stupri è stato opera di estranei. La violenza sessuale viene dunque agita, nella maggior parte dei casi, da persone conosciute.

Questi dati confermano la relazione esistente tra la propensione alla denuncia e il legame con l’offensore: considerando 714mila donne che hanno subito una tentata violenza o un’aggressione sessuale, emerge che il 15,5% delle denuncie si riferisce a violenze agite da estranei, contro il 4% compiute da persone conosciute.

 

Chi lavora nei Centri è consapevole del fatto che questo tipo di maltrattamento è difficilmente identificabile a causa  della reticenza di alcune donne che, vittime di pregiudizi e stereotipi, faticano o temono di ammettere l’abuso subito: spesso sono accenni trasversali che segnalano la necessità di indagini più approfondite.

Rientrano in questa categoria comportamenti quali:

  • molestie sessuali (anche telefoniche)
  • rapporto sessuale subito
  • richiesta di atti sessuali umilianti
  • aggressione sessuale senza stupro
  • stupro
  • prostituzione forzata

 

Il comportamento persecutorio (STALKING)

Spesso, quando la donna rifiuta particolari attenzioni o si allontana dalla relazione violenta, il maltrattante mette in atto un ulteriore comportamento abusante: la persecuzione.

Il persecutore cerca in questo modo di prolungare sulla donna le sue strategie di potere e di controllo, adottando atteggiamenti che possono essere devastanti e minare il senso di autonomia e indipendenza della vittima.

La violenza non termina quando il rapporto tra i due partner si interrompe e l’esperienza dei Centri ha portato ad evidenziare come sempre più spesso le donne vengano minacciate, pedinate, ricattate “a posteriori”: dunque nel momento in cui il maltrattante sente di aver perso qualunque forma di potere nei confronti della sua vittima.

Lo Stalking è una particolare tipologia di violenza che racchiude in sé molti dei punti indicati precedentemente per altri tipi di “abusi” :

  • tormenti telefonici
  • tormenti con lettere o e-mail
  • pedinamenti
  • approcci fisici inattesi

Si è deciso di connotare in maniera più specifica questi tipi di “reati”, poiché la “sindrome del molestatore assillante” è un fenomeno in continua crescita, che necessita di essere analizzato nelle sue peculiarità e specificità e non più inserito in categorie standard.

A questo proposito l’A.I.E.D. di Genova sta conducendo una campagna di prevenzione dello stalking con la distribuzione sul territorio di un questionario utile a rilevare la portata del fenomeno e ad offrire una base e delle linee giuda per affrontare, combattere e prevenire il problema con gli strumenti necessari

 

 

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